breve guida al Merchandising Museale

Luciano Gianni - 12 marzo 2016

siamo tutti influencer e le aziende lo sanno

Luciano Gianni - 12 marzo 2016

Salve, ho bisogno di fare comunicazione per la mia Azienda…

Luciano Gianni - 12 marzo 2016
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mi chiama qualche giorno fa il titolare di un’Azienda (settore vinicolo) e mi chiede di incontrarci per parlare della possibilità di gestire la loro comunicazione, con particolare attenzione all’on-line.

do la mia disponibilità ad incontrarci e ovviamente prima del meeting faccio una prima, rapida, indagine per capire come sono presenti oggi, qual’è il mercato di riferimento, chi sono e come sono presenti i loro competitor, etc…

quindi vado all’incontro, cominciamo a parlare e l’imprenditore mi racconta della sua azienda, del fatto che i loro prodotti sono di altissima qualità, ma mi manifesta, a suo vedere, inspiegabilmente, questa difficoltà ad entrare nel mercato.

cerco di capire meglio, chiedo loro se c’è un piano di marketing, qual’è la loro strategia commerciale, se c’è, chi si occupa della rete commerciale, se hanno un segmento ben preciso sul quale vogliono posizionarsi, come comunicano ai loro clienti obiettivo, etc…

denoto un certo imbarazzo nel mio interlocutore, il quale non riesce a rispondermi, mi dice semplicemente che nell’ultimo paio di anni si è affidato a sedicenti esperti di comunicazione che gli hanno fatto spendere decine di migliaia di euro in brochure, redazionali su giornali, etc… ma che non hanno prodotto alcun risultato.

breve parentesi, nella mia rapidissima ricerca, mi accorgo che non esiste nemmeno l’ombra di una pagina web, nulla sui social, non parliamo di blog o altro…

mi rendo conto che siamo davvero agli albori e sono scettico sulla possibilità o meglio sulla mia personale volontà d’intraprendere questa esperienza, considerata la resistenza dell’imprenditore, dovuta alle passate esperienze negative.

a questo punto, cerco di spiegare al signor X la mia metodologia di lavoro, cercando di far capire che la comunicazione arriva dopo un’attenta analisi di marketing che ci serve per inquadrare quali sono i nostri obiettivi comuni (KPI) e come li vogliamo raggiungere.
cerco di spiegare che questi (KPI) rappresenteranno le nostre “cartine al torna sole” per verificare se le scelte che abbiamo fatto sono corrette e se i conti tornano.

capisco che il mio interlocutore non segue con interesse il mio ragionamento, ma insiste su un solo aspetto, DEVO VENDERE LE MIE BOTTIGLIE DI VINO…

decido di chiudere la conversazione, spiego in maniera molto educata che non posso occuparmi di questo progetto per una questione di impostazione e di approccio al tema, poichè abbiamo lo stesso obiettivo, ma lo focalizziamo da punti di vista troppo diversi, ringrazio, saluto e me ne vado.

cosa voglio spiegare in queste poche righe, raccontando questa mia ultima esperienza, che ha inizio con una telefonata dove mi si chiede di fare un piano di comunicazione, ma dove alla fine si parla solo di vendere bottiglie di vino (che per carità, nel momento che accetto l’incarico, diventa il mio obiettivo primario, il mio faro guida)…
voglio far capire che alla base di un piano di comunicazione Aziendale, offline e online, ci deve essere un obiettivo, ben preciso (nel caso in oggetto VENDERE BOTTIGLIE DI VINO), ma al contempo ci deve essere la consapevolezza e la volontà da parte dell’imprenditore di voler intraprendere un percorso serio e professionale di pianificazione delle strategie, che per funzionare deve coinvolgere l’Azienda nella sua integrità e complessità…
non può essere un percorso asettico, isolato, slegato dalla realtà aziendale, dove chi si occupa di pianificare la comunicazione definisce un percorso che poi non è trasferito anche nelle attività aziendali…

chiudo con l’esempio concreto, verificatosi sempre durante la mia conversazione con l’imprenditore, dove cerco di spiegare al signor X il fatto che il vino prodotto dall’Azienda sia di altissima qualità, e quindi abbia un prezzo al pubblico molto importante, è un dato che al momento è puramente soggettivo e comunque conosciamo solo noi e quindi suggerisco un percorso che deve seguire due strade, una rivolta ai professionisti del settore e una ai fruitori finali, con l’obiettivo di veicolare le proprietà e renderle oggettivamente riconosciute, in modo da giustificare il prezzo, altrimenti del tutto fuori mercato…
la risposta è stata: “no, ma non c’è bisogno, noi dobbiamo vendere le bottiglie…”

d’accordo, continui a fare i pubbliredazionali (oltretutto nelle riviste meno indicate), così il vino, nel frattempo, invecchia in cantina e diventa anche più pregiato, forse, o diventa aceto…

è stato un piacere…

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