Social Media Strategy: perchè serve e come usarla

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E’ cambiato il modo di comunicare, ma ancora non tutti lo hanno capito!
Le Aziende non sono ancora pronte, non hanno ben compreso il nuovo modo di comunicare ai propri Clienti, ne tanto meno hanno capito come e quale piattaforma utilizzare.

Non c’è un’unica strada da percorrere per adeguarsi, ma certamente dietro c’è uno studio, un’analisi e una strategia chiara e ancor prima c’è da focalizzarsi su COSA comunicare e IN CHE MODO.

A questo punto l’argomento si fa interessante, perchè se si focalizza cosa e come comunicare, diventa indispensabile riuscire a farlo in modo accattivante e interessante, a tal punto da rendere questi contenuti VIRALI, ovvero attivare un meccanismo che generi una naturale condivisione tra il proprio AUDIENCE che possa generare LEAD.

Ma, come fare? c’è una regola? il segreto qual’è?
Non c’è alcun segreto, forse esistono delle regole, probabilmente è giusto applicare un “modus operandi” attenendosi a delle semplici, ma fondamentali indicazioni che sono state studiate e rese disponibili per noi.

Prima di tutto bisogna avere chiaro quali sono le emozioni che ricerca un potenziale contatto leggendo dei contenuti e su questo aspetto ci viene in aiuto una recente ricerca dalla quale si evince che gli utenti sono influenzati:

• per il 25% da contenuti che trasmettono “soggezione
• per il 17% da contenuti che generano “risate
• per il 15% da contenuti “divertenti
• per il 14% da contenuti che creano “gioia
• per il 6% da contenuti che stimolano “empatia
e in eguale percentuale da contenuti che stimolano “rabbia

ci soffermiamo ad elencare solo quelli più determinanti dal punto di vista del peso percentuale e che abbracciano emozioni sia positive che negative.

L’altro aspetto da tenere in considerazione per generare contenuti che riscuotano l’interesse e la viralità attesa, è quello cognitivo ovvero l’impatto che essi generano sull’audience.
Uno studio ha evidenziato che i lettori del New York Times preferiscono contenuti che generano un impatto cognitivo pratico (34%), interessante (29%), sorprendente (16%).
Questo significa che se riusciamo a rendere i nostri contenuti caratterizzati come appena descritto, riusciremo ad attirare l’attenzione di più utenti.

Un ulteriore scoperta, che potrebbe lasciarci contrariati, è che i contenuti più interessanti sono quelli “LUNGHI“, i lettori tendono a condividere contenuti che abbiano una lunghezza compresa tra le 3000 e le 10000 parole.
Quindi contenuti che abbiano una lunghezza minima, ma non solo, devono essere anche facilmente e chiaramente “LEGGIBILI“, magari attraverso l’utilizzo di infografiche, elenchi (top lists) e certamente video.

In generale è fondamentale rendere appetibile un contenuto attraverso l’inserimento di una immagine e di un titolo intrigante, accattivante, poichè nella maggior parte dei casi sono importanti anche più del contenuto, perchè sono ciò che gli utenti guardano o leggono per scegliere se addentrarsi nella lettura e quindi anche nella condivisione di un contenuto.
Il titolo deve contenere aggettivi interessanti, se il caso, anche dei numeri, può contenere una promessa e un richiamo ad una emozione e non per forza positiva, spesso i titoli negativi performano meglio di quelli positivi.

Altro punto focale è la AUTOREVOLEZZA del contenuto pubblicato, poichè gli utenti tendono a condividere di più quando conoscono e ritengono affidabile la fonte. E su questo aspetto è interessante evidenziare come sia comune condividere di più quei contenuti generati da un autore femminile.
Ragione per cui è sempre importante, anche in questo caso è numericamente provato, inserire una firma all’inizio di un contenuto e possibilmente allegare anche una biografia alla fine del contenuto (ovviamente questo aspetto incide poco su piattaforme come Facebook, dove è palese chi pubblica un contenuto).

 

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